DL TREMONTI OVVERO COME DISTRUGGERE L'UNIVERSITA' PUBBLICA
La Camera dei Deputati discuterà la prossima settima della trasformazione in legge del DL Tremonti “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”.
Da tale decreto emerge come il mondo universitario, nei prossimi mesi, sarà investito da una sostanziale rivoluzione. Dopo avere inferto tagli al mondo universitario per trovare copertura al taglio dell’ici e a un’azzardata manovra su Alitalia anche qui trovano applicazione le idee esposte nel programma elettorale del Popolo delle Libertà.
Il provvedimento più grave riguarda il fatto che viene data facoltà alle Università di potersi trasformare in fondazioni di diritto privato. Viene inoltre ridotto il fondo di finanziamento ordinario di 500 milioni in tre anni e si mettono in campo limitazioni per le assunzioni
In questo modo non solo si mette in discussione il carattere pubblico dell’Università, la cui capacità di reperire fondi da soggetti privati diviene addirittura elemento di valutazione, ma si rischia di minare alla base anche la possibilità di accesso a tutti ai più alti gradi dell’istruzione.
Attualmente infatti i Corsi di Laurea devono rispettare alcuni parametri, come previsto dal Decreto Ministeriale che istituisce i “requisiti necessari”: fra questi un numero minimo di docenti per ogni Classe di Laurea e un preciso rapporto numerico fra studenti frequentanti e numero di docenti.
Con questi tagli l’attuale carenza di strutture e di personale docente si andrà ad aggravare ed è palese il rischio che la soluzione a questo problema venga individuata in un proliferare di Corsi di Laurea a numero chiuso.
Questo provvedimento, inoltre, mina alla radice le fondamenta del diritto allo studio; in questo senso ci chiediamo e chiediamo al Ministro se resterà in vigore il vincolo riguardante la tassazione universitaria ora fissato al 20% dell’FFO oppure se si assisterà ad uno sfrenato innalzamento delle rette.
E ancora, modificando in maniera così sostanziale la governance degli Atenei – la trasformazione delle Università in Fondazioni prevede infatti la modifica dello Statuto e del Regolamento d’Ateneo – vorremmo sapere che fine farà la rappresentanza studentesca all’interno degli organi.
La possibilità d’ingresso all’interno delle fondazioni di soggetti terzi potrebbe stravolgere ulteriormente l’offerta formativa didattica accentuando maggiormente quel divario tra atenei di serie A e atenei di serie B che già in parte è presente nel panorama nazionale e che questo provvedimento sicuramente non aiuta a risolvere. Per non parlare di come potrebbero con grande agio trasformarsi in servizi gestiti da privati vari servizi alla didattica quali i tutorati, i corsi di recupero, i concorsi…
La trasformazione in Fondazioni, poi, darà alle Università la possibilità di adottare nuove forme di contratto per i suoi dipendenti e questa scelta potrà destabilizzare ulteriormente un apparato amministrativo già in grande difficoltà.
Con questo decreto legge si è così palesato come questo Governo intende disinvestire sul mondo dell’Università e della conoscenza in generale: destrutturare il sistema Universitario italiano, di fatto privatizzandolo, non va sicuramente nella direzione da noi auspicata, e cioè quella di avere un sistema universitario italiano pubblico, democratico e libero.
L’Unione degli Universitari è pronta a mettere in atto ogni misura utile a tutelare quell’idea di Università in cui ha sempre creduto.
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Il 18 giugno 2008 il Tar del Lazio si è espresso nel merito del ricorso collettivo organizzato dall’Unione degli Universitari relativamente al test d’ingresso per la Facoltà di Medicina e Chirurgia, deliberando che il test andava annullato a settembre ed accogliendo molte delle richieste dei ragazzi. Fra le altre cose la sentenza del Tar sottolinea come in Europa esistano meccanismi di selezione migliori di quello italiano.
Il numero chiuso, soprattutto istituito attraverso dei quiz a crocette come quelli attualmente in uso in Italia, è un sistema discriminatorio che impedisce agli studenti di accedere all’Università e dimostrare lì il loro valore.
Nonostante le molte manifestazioni organizzate per chiedere l’abolizione del numero chiuso, nonostante siano state presentate al Ministro proposte alternative e nonostante questa sentenza del Tar, il Ministro Gelmini non è intervenuta in nessun modo, anzi, ha emanato un Decreto che istituisce per quest’anno il test d’ingresso in maniera sostanzialmente identica all’anno scorso.
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