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Premessa
E’ in base al dettato costituzionale dell’articolo 34 della Costituzione della Repubblica Italiana, nel quale si sancisce il diritto per tutti i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, a raggiungere i gradi più alti degli studi, che ogni regione d’Italia si è dotata di un proprio ente per il diritto allo studio. Lo scopo di queste istituzioni è quello di rimuovere, tramite sostegni finanziari e l’erogazione di servizi, ogni barriera sociale ed economica nel conseguimento del più alto livello di formazione scolastica ed universitaria. In Umbria tale compito è incarnato dall’Agenzia per il diritto allo studio universitario (Adisu), recentemente riformata dalla legge regionale n. 6 del 2006.L’ADISU
Gli interventi svolti dall’Agenzia sono rivolti a tutti gli studenti universitari, in sede e fuorisede, che studiano nelle sedi universitarie della nostra regione: erogazione di borse di studio, contributi per la mobilità internazionale, servizi di ristorazione e abitativi, provvidenze per studenti diversamente abili, contributi straordinari per studenti provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea, attività culturali, agevolazioni per il trasporto pubblico, contributi a favore di studenti in particolari situazioni di disagio, servizi di medicina di base e di “cercalloggio”. Si tratta di una serie di funzioni determinanti ed insostituibili nel garantire alle migliaia di iscritti dell’Università degli Studi di Perugia, dell’Università per Stranieri, del Conservatorio di Musica, dell’Accademia di Belle Arti e di altri soggetti che rilasciano titoli parificati a quelli universitari, la possibilità di studiare.
Il prezioso lavoro svolto in questi anni dall’Agenzia è in parte sostenuto da un importante stanziamento di fondi provenienti dalla Regione Umbria. Finanziamenti che, stando alle statistiche nazionali, sono stati spesi in modo corretto e proficuo. La nostra regione risulta infatti in questi ultimi due anni l’unica regione d’Italia, insieme alla Toscana, ad aver garantito la copertura del cento per cento del rapporto tra idonei alla borsa di studio e beneficiari. In altre regioni il rapporto tra chi ha diritto alla borsa di studio e chi effettivamente ne beneficia, cioè ottiene un sostegno finanziario reale per proseguire il proprio cammino di studi, è decisamente più basso. In Campania, per esempio, oltre la metà degli aventi diritto è escluso dalle borse di studio.
Perugia deve continuare ad investire nelle politiche per il diritto allo studio, aumentando la soglia di reddito utile per accedere alle facilitazioni, riconoscendo ai pendolari una condizione di disagio quotidiano degna di ulteriori tutele e aumentando il numero di posti letto pubblici. Ma l’Adisu non può e non deve limitarsi alla semplice “somministrazione” di alloggi pubblici e borse, ma si deve rendere protagonista di un avvicinamento della città di Perugia alle esigenze degli universitari che vi vivono. Per esempio guidando il progetto di copertura wireless della città, in modo da offrire l’accesso ad internet a tutti gli studenti, e creando una “carta di cittadinanza universitaria” multifunzionale, con la quale accedere alla mensa, registrare gli esami, entrare con facilitazioni in luoghi pubblici (piscine, impianti sportivi, cinema, teatro, stadio, ecc. ecc.) e ottenere sconti su determinati esercizi commerciali convenzionati. Un investimento nel diritto allo studio universitario è una scelta che promuove le pari opportunità e l'equità sociale, ma è anche, sempre, un buon investimento economico per la collettività.
Gli studenti universitari fuorisede: una risorsa per la Regione
Il numero di studenti fuorisede, oggi circa 17mila nelle sedi universitarie umbre, è in graduale ma continua crescita. Non si tratta un peso per le casse di Università e Regione, ma di un volano determinante per l’economia delle città che ospitano sedi universitarie: in particolare per la città di Perugia, in cui gli studenti che vivono nel capoluogo e che quotidianamente vi stanziano come pendolari, rappresentano quasi il 15 per cento della popolazione complessiva. Una sorta di riserva stabile di turisti, che prendono case in affitto, spendono per libri, per divertimenti e tempo libero, per i trasporti pubblici e che ravvivano il centro storico e le dirette periferie della città: non causando problemi di ordine pubblico, ma anzi garantendo con la loro presenza, un presidio delle aree urbane. Si pensi per un attimo cosa sarebbe piazza IV novembre e le vie del centro un giovedì notte se non ci fossero gli studenti a “gozzovigliare”: un deserto in mano a spacciatori, dove chi ci vive avrebbe, stavolta sì, paura ad uscire. Nella competizione sempre più aspra tra gli Atenei italiani nell’assicurarsi iscritti, oltre che la qualità della didattica e della ricerca, anche la qualità della vita e dei servizi che la comunità ospitante sa offrire a chi studia hanno un peso. E’ per questo che l’investimento nell’Università e nel Diritto allo studio non può non dare buoni frutti: aumenta il tasso di laureati per popolazione complessiva, ancora troppo basso in Umbria; favorisce l’insediamento di aziende legate a produzioni in cui l’innovazione e la ricerca sono centrali; apre la comunità umbra verso altre culture – si pensi al ruolo dell’Università per Stranieri nella promozione internazionale della nostra regione e del suo capoluogo –; attira ricercatori e docenti da fuori regioni e dall’estero. Sono solo alcuni dei lati positivi che avere una Università in buona salute può realizzare. Si tratta di un investimento a medio e lungo termine destinato a dare i suoi frutti, ma che non si esaurisce con l’erogazione di borse di studio. Negli ultimi anni, in particolare a Perugia, si sta assistendo ad un preoccupante fenomeno, in costante crescita, di affitti irregolari, spesso in appartamenti di bassissima qualità. Le organizzazioni sindacali valutano intorno al 70 per cento il numero di locazioni abusive ed irregolari destinate a studenti. Si affitta in nero, fingendo comodati d’uso, comminando prezzi astronomici, facendo pagare a letti e non ad appartamenti, riutilizzando talvolta vecchie botteghe e garage prive di autorizzazioni: talvolta non solo prive del riconoscimento di abitabilità, ma anche di agibilità. A fronte di questa triste condizione, che non fa onore a Perugia – principale sede universitaria della Regione – si assiste ad un rincaro degli affitti vertiginoso, ormai non lontano dai prezzi delle altre grandi città universitarie del centro Italia, come Firenze e Bologna. L’illegalità deve essere presto stroncata con controlli seri e approfonditi, mentre il caro affitti deve essere affrontato con politiche sugli alloggi pubblici e con forme di calmieramento ad hoc per studenti, così come fatto in altre realtà d’Italia. Il rischio è quello di perdere in competitività nel fronte della qualità della vita, da sempre considerata fiore all’occhiello della città di Perugia e del mondo accademico che vi ruota intorno.
I rischi del decentramento delle sedi universitarie
La regione Umbria ha sempre interpretato il proprio assetto policentrico valorizzandone i lati positivi e riducendone al massimo i lati negativi. Negli anni passati si è scelto di promuovere in diversi centri, più o meno grandi, corsi di laurea distaccati dal corpo accademico perugino. Non sempre però questa scelta si è rivelata vincente. Dal punto di vista studentesco, frequentare corsi nelle sedi distaccate, non ha particolari risvolti positivi. Rispetto al grande insediamento di Perugia, con i suoi circa 30mila studenti dell’Università degli Studi e i quasi 7mila dell’Università per Stranieri, e quello di Terni, con oltre 3mila iscritti, nelle sedi distaccate ci sono meno servizi per gli studenti e si svolgono attività di ricerca minime. Si tratta perlopiù di realtà universitarie non competitive a livello nazionale, in termini di ricerca e innovazione, che assomigliano spesso a singole scuole di specializzazione prevalentemente isolate da un contesto accademico più ampio. La Regione Umbria dovrebbe non incentivare ulteriori esperienze di questo tipo, premiando la capacità di innovazione e ricerca che solo un grande campus cittadino può dare. Dove anche lo studente può a tutti gli effetti di godere di servizi e agevolazioni e dove la ricerca può essere effettivamente garantita in un circuito proficuo. Non si intende con questa impostazione fare un passo indietro verso le esperienze già avviate, anche se alcune andrebbero necessariamente ripensate.
Giacomo Chiodini,consigliere degli studenti nell'Agenzia per il diritto allo StudioGIACOMO CHIODINI
MAGIONE (ottobre 2007) – Storica decisione per una delle più antiche istituzioni cittadine. La Società operaia di mutuo soccorso di Magione cederà all’amministrazione comunale la proprietà dello stabile di piazza Matteotti. La decisione, presa nei giorni scorsi dall’assemblea dei soci, è legata all’esigenza impellente di procedere a profondi lavori di ristrutturazione dell’edificio, la cui costruzione risale agli anni del fascismo. “E’ necessario – spiega Gianfranco Brozzi, presidente della Società operaia – rifare il tetto, già da tempo completamente puntellato, ristrutturare la torre, risistemare l’impianto elettrico e di riscaldamento. Interventi che richiedono una spesa non sostenibile da una associazione come la nostra”. Massimo Alunni Proietti, sindaco di Magione, partecipando all’assemblea dei soci, si è detto disponibile ad impegnare il Comune nell’acquisizione dell’edificio. Non si è ancora parlato di cifre, ma i termini dell’accordo tra le parti prevedono che il l’amministrazione diventi proprietaria dell’immobile ad un prezzo di favore, impegnandosi nella sua ristrutturazione. Alla Società operaia sarà inoltre riconosciuto, per diversi anni, il comodato d’uso dei locali. Fondata nel 1888 con lo scopo di assistere, attraverso forme di beneficenza collettiva, la generalità dei lavoratori, la Società operaia rappresenta uno dei simboli cittadini di Magione. Dopo gli anni del fascismo lo stabile di piazza Matteotti ritornò di proprietà dei lavoratori grazie ad una sottoscrizione collettiva da parte dei cittadini. “Non si tratta di una decisione indolore – commenta Brozzi – In questo momento il ricordo va al gruppo dei soci fondatori. Coloro che riacquistarono l’edificio nel 1953, alcuni ancora in vita, altri ormai scomparsi: Edoardo Panichi, il professor Giovanni Moretti, Mario Fanelli, Lando Mezzetti, Olivo Cesarini, Mario Dragoni, Alessandro Tufo, Luciano Matteucci, Vincenzo Giannoni, Giovanni Bisogno e tanti altri comuni cittadini”.